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Biodiversità, da Cancun la Convenzione Onu firmata da 167 Paesi

Al centro della Conferenza delle Nazioni Unite, la tutela della diversità biologica in settori come silvicoltura, pesca, agricoltura, turismo e l'integrazione con altre agende mondiali, tra cui l'accordo sul clima di Parigi.

Aree protette, ripristino degli ecosistemi, gestione sostenibile della fauna selvatica: a Cancun, in occasione della Conferenza Onu sulla biodiversità, 167 Paesi hanno siglato un importante accordo.

Al centro della Convenzione sulla diversità biologica (Cbc) siglata nella città messicana dopo un meeting internazionale dal 2 al 17 dicembre, la conservazione della varietà delle specie animali e vegetali e la condivisione equa dei benefici derivanti dall'utilizzo delle risorse genetiche.
In linea con gli obiettivi dell'Agenda 2030, i punti centrali dell'intesa sono rappresentati da azioni specifiche e condivise per integrare la tutela della biodiversità in settori come silvicoltura, pesca, agricoltura e turismo e migliorare il collegamento tra le priorità che si presentano giorno per giorno con altre agende mondiali, tra cui ad esempio l'accordo sul clima di Parigi.

In particolare ecco una sintesi dei prossimi passi da muovere elaborati durante la Conferenza:

  • Un maggiore impegno da parte dei Paesi sottoscriventi a sostenere il piano strategico per la biodiversità, anche con il coinvolgimento di imprese, città ed enti subnazionali.
  • L'ampliamento delle aree protette sia terrestri sia marittime. Il Messico ha previsto un rafforzamento nella tutela del mare, che vedrà salire le aree protette in questo Paese al 23%
  • Una Agenda Marina specifica concentrata solo sulla riduzione di rifiuti nei mari, dell'inquinamento acustico subacqueo e della pianificazione territoriale;
  • Le decisioni prese sulla geoingegneria legate a clima e biologia sintetica. 

"I governi hanno dimostrato la loro determinazione a raggiungere gli obiettivi di Aichi sulla biodiversità, dimostrando che la materia è centrale e fondamentale per le agende globali di sviluppo e di cambiamento climatico sostenibile" - ha dichiarato Braulio Ferreira de Souza Dias, segretario esecutivo della Convenzione sulla diversità biologica - "Ora la comunità mondiale ha capito l'importanza del protocollo di Cartagena sulla biosicurezza e il Protocollo di Nagoya per  contribuire efficacemente agli Obiettivi di sviluppo sostenibile".

La Convenzione sulla diversità biologica è stata elaborata per la prima volta a Rio de Janeiro nel 1992 durante il Vertice della Terra ed è entrata in vigore nel dicembre 1993. Sin dalla sua prima stesura, il filo conduttore del trattato internazionale per la conservazione della biodiversità è stato l'uso sostenibile delle componenti della biodiversità e la condivisione dei vantaggi derivanti dall'utilizzo delle risorse genetiche, oltre ovviamente all'attenzione per le minacce ad essa, incluse quelle legate al cambiamento climatico, attraverso valutazioni scientifiche, sviluppo di strumenti, incentivi, tecnologie e buone pratiche. I successivi due Protocolli, cioè Cartagena sulla biosicurezza e Nagoya sull'accesso e la condivisione dei benefici, sono accordi integrativi alla Convenzione, firmati relativamente da 170 e 93 Paesi. 

Soddisfazione anche da parte di Rafael Pacchiano Alamán, il ministro dell'Ambiente messicano del partito ecologista, che sottolinea come accordi rimasti nel cassetto per anni abbiamo finalmente visto la luce in occasione di questo meeting, “come l'allineamento dei sussidi agricoli per preservare le foreste, o la protezione di una vasta parte dei nostri mari. Per i prossimi due anni - prosegue Pacchiano Alamán - il Messico lavorerà con i Paesi aderenti per tradurre i principi della Dichiarazione di Cancun in legislazione".

di Elis Viettone

mercoledì 28 dicembre 2016
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