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In Ue 436mila morti per l'inquinamento da particolato nel 2013: il rapporto dell'Eea

Trasporti, industrie, centrali elettriche, agricoltura e gestione dei rifiuti sono tra i pricipali fattori che determinano l'inquinamento dell'aria: nella relazione dell'European Environment Agency l'analisi del periodo 2000-2014.

Livelli di inquinamento dell'aria che non siano dannosi per la salute dell'uomo e per gli ecosistemi: ecco quanto stabilito dalla direttiva europea che ha anche fissato degli obiettivi di lungo termine per raggiungere questi risultati. A fotografare la situazione in Europa dal 2000 al 2014, il rapporto Air quality in Europe — 2016 report pubblicato il 23 novembre dall'European Environment Agency.
Nonostante i molti passi in avanti, la maggior parte dei Paesi analizzati, 42 in tutto, di cui 28 dell'Ue, vede i propri cittadini ed ecosistemi ancora pericolosamete esposti ad agenti dannosi legati all'inquinamento dell'aria, che spesso eccede gli standard europei e le guide linea dell'Organizzazione mondiale della sanità.  

L'impatto sulla salute dei cittadini europei, in particolare nelle aree urbane, rimane notevole e influisce significativamente anche sull'aspettativa media di vita. Senza considerare il peso che ha sull'economia, facendo lievitare i costi per le spese mediche e riducendo la produttività a causa del numero di giorni di lavoro persi. Le stime indicano che le concentrazioni di PM 2.5 nel 2013 sono state responsabili di circa 436mila morti nei 28 Stati.

Trasporti, industrie, centrali elettriche, agricoltura e gestione dei rifiuti sono tra i pricipal fattori che determinano l'inquinamento dell'aria. In generale le emissioni dei principali inquinanti atmosferici sono diminuite negli ultimi decenni, con un conseguente miglioramento della situazione in tutta la regione. In ogni caso alcuni settori non hanno ridotto le loro emissioni in maniera sufficiente a soddisfare gli standard di qualità dell'aria o hanno le hanno addirittura aumentate per alcuni inquinanti. Ad esempio, la quantità di ossidi di azoto generata dal trasporto su strada non è diminuito in misura sufficiente in molte aree urbane. In compenso l'agricoltura è il settore in cui le emissioni di inquinanti atmosferici sono maggiormente calate.
Politiche di qualità dell'aria risolutive, si lege nel Rapporto, necessitano di azioni e cooperazione a livello globale, europeo, nazionale e locale,  da raggiungere attraverso il settore economico e quello pubblico, grazie anche allo sviluppo tecnologico, a cambiamenti strutturali e a comportamenti dei singoli cittadini.

Il particolato
Le concentrazioni di particolato (PM) hanno continuato a superare i valori limite stabiliti dall'Ue in gran parte d'Europa nel 2014. Un 16% della popolazione urbana nell'Ue a 28 è stato esposto a quantità di Pm al di sopra del valore limite giornaliero e circa il 50% è stato esposto a concentrazioni superiori ai valore dell'Oms, più restrittivi.
Una tendenza al ribasso significativa nella media annuale di Pm è stata rilevata nel periodo tra il 2000 e il 2014. Allo stesso modo, nel 2014, il numero degli Stati membri dell'Unione europea con concentrazioni superiori agli standard di qualità dell'aria è stato inferiore rispetto al 2013. Tuttavia, le tendenze attuali indicano che ci saranno ancora superamenti da qui al 2020.

Ozono urbano
Nel 2014, 16 dei 28 Stati membri dell'Ue ha registrato concentrazioni superiori dell'ozono urbano rispetto al valore predisposto per la tutela della salute. La conformità con il valore dell'Oms è stata osservata in meno del 4% di tutte le stazioni di analisi in Europa. Anche se i numeri sull'esposizione della popolazione all'ozono è migliorata a partire dal 2013, le tendenze attuali mostrano che, nel 2020, il 7% delle stazioni avrà ancora valori superiori a tale valore consentito. Ciò implica misure supplementari per rispettare le vigenti norme Ue.

Diossido di azoto
Il valore limite annuale per il biossido di azoto è stato ampiamente superato in Europa nel 2014 e il 94% di tutti i valori osservati nelle stazioni sono superiori al limite annuale. Un totale di 17 Paesi dei 28 ha registrato concentrazioni maggiori a questo limite. Nel periodo 2000-2014 in media tendono a diminuire. Se però queste tendenze continuassero così fino al 2020, il 7% delle stazioni avrebbe ancora concentrazioni superiori al valore limite annuale.

Benzo [a] pirene
L'esposizione all'inquinamento causato da benzo [a] pirene (BaP) è abbastanza significativo e diffuso, in particolare nell'Europa centrale e orientale. Nel 2014 solo 20 Stati membri hanno mostrato dosi di BaP in linea con gli obiettivi europei. Più di un terzo delle stazioni di misura di BaP segnalati in Europa aveva valori superiori a questo valore, per lo più nelle aree urbane.

Anidride solforosa, monossido di carbonio, metalli tossici e benzene
La popolazione urbana dei 28 Paesi Ue non è stata esposta nel 2014 a concentrazioni di biossido di zolfo superiori al valore limite europeo, ma il 38% di essi ha respirato livelli che superano quelli stabiliti dalle linee guida dell'Oms.
Per quanto riguarda il monossido di carbonio, concentrazioni superiori ai valori limite di Ue e Oms sono state poco frequenti. Così come non sono stati osservati superamenti del valore limite per il benzene.
Le quantità di arsenico, cadmio, piombo e nichel nell'aria sono generalmente bassi in Europa, con pochi casi di sforamento. Si tenga comunque presente che questi agenti inquinanti contribuiscono al deposito e all'accumulo di livelli di metalli tossici nei suoli, sedimenti e organismi.

di Elis Viettone

martedì 06 dicembre 2016
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