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La piazza contro la violenza di genere, in ospedale il Modello SOStegno Donna

In oltre 200mila hanno manifestato a Roma il 26 novembre al grido di "Non una di meno". Sul piano concreto, sperimentato da WeWorld un percorso di protezione per le vittime di violenza sessuale, maltrattamenti e atti persecutori.

Su tre morti violente, un caso riguarda una donna assassinata dal proprio partner o ex. E' quanto riporta l'Istat, mentre l'Organizzazione mondiale della sanità fa sapere che nel mondo il 35% delle donne ha subito una violenza domestica o sessuale durante la propria vita.
Per mettere in luce e protestare contro questi allarmanti dati e le discriminazioni che ancora colpiscono il genere femminile, il 26 novembre a Roma si è svolta una grande manifestazione organizzata da Dire - rete dei centri anti violenza, UDI e Rete io decido.
Giovani, adulte, anziane, e con loro uomini, bambine e bambini, oltre 200mila partecipanti hanno attraversato la città provenienti da tutta Italia, dietro allo striscione con lo slogan ‘Non una di meno’, utilizzato dai cortei in varie parti del mondo per dire no alla violenza contro le donne.
Antonella Anselmo, Lorenza Carlassare, Susanna Camusso, Daniela Colombo, Serena Dandini, Chiara Gamberale, Dacia Maraini, Michela Murgia, Rosanna Oliva, Chiara Saraceno, Linda Laura Sabbadini sono solo alcune 100 donne del mondo scientifico, firmatarie della lettera appello di adesione ‘Manchi solo tu’.

Ed è proprio per contrastare sul piano pratico gli abusi e le violenze quotidiane che la onlus WeWorld ha messo a punto il Modello SOStegno Donna.
Quelle che subiscono violenza, infatti, hanno più problemi di salute e sono costrette a ricorrere a cure sanitarie mediamente in misura tre volte superiore rispetto al resto della popolazione, come messo in luce da numerosi studi internazionali (OMS, 1997 – 2013).  A questo si aggiunga che il numero di donne vittime di violenza che si rivolgono al Pronto Soccorso è nettamente superiore a quello delle donne che si recano ai Centri antiviolenza, ai consultori, ai servizi sociali, ai servizi di volontariato, alle Forze dell’Ordine.

Per questo motivo la Legge di Stabilità 2016 ha istituito nelle aziende sanitarie e ospedaliere un percorso di protezione con particolare riferimento alle vittime di violenza sessuale, maltrattamenti e atti persecutori, impegnando il Governo a varare delle Linee Guida Nazionali.
Il Modello SOStegno Donna, sperimentato in tre Ospedali Italiani, replicabile a livello nazionale, è un contributo alla definizione di tali Linee guida come auspicato dai commi 790-791 della Legge di Stabilità. Le caratteristiche peculiari del modello SOoStegno Donna di WeWorld sono cinque:

1.            APPROCCIO GENDER SENSITIVE:  un modello che tiene conto delle discriminazioni contro le donne e quindi attento alle questioni di genere.
2.            OPERATRICI SPECIALIZZATE ANTIVIOLENZA: il modello SOStegno Donna prevede la presenza all’interno del Pronto Soccorso di operatrici debitamente formate sul tema della violenza contro le donne. Operatrici antiviolenza, psicologhe affiancate da altre figure professionali - le assistenti sociali - in grado di accogliere la donna e indirizzarla ai servizi del territorio.
3.            FORMAZIONE PERSONALE OSPEDALIERO: un’adeguata formazione del personale ospedaliero in stretta sinergia con le operatrici antiviolenza.
4.            RETE: il modello SOStegno Donna si fonda sulla costante relazione con la rete dei servizi territoriali, pubblici e privati.
5.            MONITORAGGIO: necessario e trasversale per avere a disposizione dati quantitativi sul numero di donne che hanno avuto accesso al Servizio e di eventuali ri-accessi, sulle caratteristiche demografiche di vittime e aggressori, sul numero di recidive.

Presentando il Modello, WeWorld e i partner Ospedalieri e del privato sociale che hanno partecipato alla sperimentazione auspicano che Stato, Regioni e aziende sanitarie adottino all’interno del Sistema Sanitario Nazionale a partire dalla loro accoglienza nel Pronto Soccorso:

1.       UN APPROCCIO DI GENERE COME PRASSI NAZIONALE con:
a. la presenza di operatrici specializzate nell’accoglienza delle donne vittime di violenza per offrire un servizio alle donne in un’ottica di genere;
b. investimenti specifici per la formazione del personale medico ed infermieristico di Pronto Soccorso per riconoscere la violenza di genere.
c. Incardinamento delle operatrici che gestiscono il Servizio SOStegno Donna nei ruoli previsti dalla Azienda ospedaliera;
2.       UNA RETE che veda interventi progettati in maniera condivisa e concertata tra tutti gli attori del percorso di presa in carico (pubblici e privati);
3.       UN nodo di rete CHE GOVERNI L’INTERO PROCESSO, affinché la presa in carico delle donne che subiscono violenza, venga garantita in tutte le fasi e da tutti gli attori coinvolti. È auspicabile inoltre che tale funzione sia in capo a un soggetto del Terzo Settore, nel quadro dei Piani Regionali Antiviolenza;
4.       UN CODICE AD HOC con l’introduzione di un codice specifico all’interno del “minimum data set dei codici di Pronto Soccorso ministeriali”, che possa scomporre la generica descrizione “violenza altrui”, consentendo di rilevare con maggior precisione i casi specifici di violenza di genere.

Tutti gli attori pubblici e privati sono chiamati a fare la propria parte per prevenire e contrastare la violenza contro le donne, offrendo a quante la subiscono un servizio specializzato ed esclusivo. 

di Elis Viettone

giovedì 01 dicembre 2016
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