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Il Crea-Cma presenta l’Atlante italiano del clima e dei cambiamenti climatici

L’Atlante è stato presentato alla Cop 22 di Marrakech. Illustra le variabili climatiche di base nell’arco di un cinquantennio, in una griglia georeferenziata e si inserisce in un programma di ricerca per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030.

L’Atlante italiano del clima e dei cambiamenti climatici è stato presentato a Marrakech, nel corso dell’evento “Land degradation monitoring and assessment for climate change mitigation and adaptation. A synergistic approach to achieve the agenda 2030 goals: the Italian experience”, organizzato dal Crea in collaborazione con CNR, Enea e Ispra, il 14 novembre all'interno del Padiglione Italia della Cop 22.

L’Atlante è stato prodotto dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria-Unità di ricerca per la climatologia e la meteorologia applicate all’agricoltura (Crea-Cma) nell’ambito della linea di ricerca “Previsioni agrometeorologiche finalizzate alla meccanizzazione agricola in relazione all’adattamento ai cambiamenti climatici”. Per usare le parole del direttore del Crea-Cma Luigi Perini, l’Atlante nasce come “un contributo della ricerca scientifica per definire, seppure a scala nazionale, le misure idonee ad assicurare nel medio-lungo periodo i necessari criteri di sostenibilità”.

L’Atlante può essere suddiviso in tre sezioni delle quali la prima illustra attraverso grafici le variabili climatiche di base per la serie storica 1961-2010. In particolare, tali variabili sono i valori giornalieri di temperatura minima, temperatura massima, precipitazione totale, umidità relativa diurna e umidità relativa notturna.

Più precisamente, ai fini della realizzazione dell’Atlante, si è provveduto a stimare tali valori in base ai dati raccolti nel corso del cinquantennio considerato. In un secondo momento, ciascuno di questi valori è stato assegnato ad una specifica cella della griglia georeferenziata in cui il territorio italiano è stato suddiviso ottenendo dunque una rappresentazione come quella nel grafico.

La seconda sezione dello studio si occupa invece della rappresentazione di alcuni indici che si ritengono essenziali per una caratterizzazione climatica e agroclimatica del territorio. Tra questi ricordiamo il numero medio annuo di notti tropicali oppure numero medio annuo di giorni estivi. La terza parte infine si chiude con indicatori più specifici come l’escursione termica giornaliera oppure i periodi di caldo.

Il degrado del suolo ha impatti diretti e indiretti su clima, biodiversità e sulle condizioni di vita delle popolazioni. La prevenzione di questi fenomeni si basa su azioni di conservazione e sullo sviluppo di attività agricole, forestali e pastorali sostenibili. In questo quadro le attività di ricerca e di analisi delle politiche agricole e ambientali è centrale, sia a livello globale, che con specifico riferimento alla realtà italiana, con l’obiettivo generale di contribuire all’efficacia di politiche, piani e programmi.

Su questi aspetti il Centro di Politiche e Bioeconomia del Crea ha partecipato nei mesi scorsi, in collaborazione con altre istituzioni di ricerca, a una specifica attività di sperimentazione della metodologia per l’analisi della Land Degradation Neutrality e per affrontare un percorso che porti al raggiungimento del relativo target come definito nell’ambito dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. L’interesse del Crea consiste soprattutto nell’individuazione di pratiche agricole che consentano di minimizzare le emissioni di gas a effetto serra e, al contempo, di aumentare la cattura di carbonio nel terreno e sostenere la resilienza dei sistemi agricoli.

“L’esercizio teorico alla base del lavoro”, sostiene Guido Bonati, dirigente tecnologo del Crea” è un primo esempio di studio del concetto di Land Degradation Neutrality in Italia. Intendiamo lavorare su questi aspetti anche nel corso dei prossimi anni, sia direttamente sul territorio italiano, sia all'estero”.

L’Atlante è consultabile online al seguente link.

 

di Chiara Dipierri

sabato 19 novembre 2016
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