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Emissioni di Co2 in netto calo nel triennio in corso. La Cina guida la svolta

L'ultimo studio del Global Carbon Project e della University of East Anglia mostra come le emissioni da combustibili fossili siano in netta diminuzione, nonostante in alcune zone chiave si veda una buona crescita economica.

Buone notizie sul fronte delle emissioni da combustibili fossili: nel 2015 la loro quantità non è cresciuta e le previsioni per il 2016 diccono che aumenteranno in misura contenuta, determinando un triennio quasi a zero crescita emissioni.
A fornire questi dati è lo studio del Tyndall Centre, della University of East Anglia (Uea) e del Global Carbon Project, che sottolineano come, nonostante si sia registrata una grande crescita economica in alcune zone del mondo, a questa non sia corrisposto un relativo aumento di Co2 nell'aria.

Se nei dieci anni precedenti al 2013 l'incremento medio annuale di questi gas era del 2,3%, confrontati con la media del 2016 che è dello 0,2% e di quella del 2014 dello 0,7%, il netto cambio di passo è evidente. Notevole anche la correlazione tra la crescita. Per Corinne Le Quéré, direttrice del Centro Tyndall: "Questo terzo anno senza quasi alcun incremento è senza precedenti in un momento di forte crescita economica ma non è sufficiente. Le emissioni globali devono ora diminuire rapidamente, non solo smettere di crescere".

All'orgine di questa inversione della tendenza del triennio in corso ci sono diversi fattori, tra cui in primo luogo l'uso molto ridotto del carbone in Cina. Questo si comprende meglio se si considera che il Dragone Rosso contribuisce a livello mondiale per  il 29 per cento delle emissioni del globo, quasi un terzo del totale. Ecco perché la sua riduzione nel 2015 dello 0,7% rispetto al decennio precedente, in cui l'aumento era oltre al 5%, rappresenta una svolta. Incerta ancora la tendenza per il 2016, che però ottimisticamente il Rapporto ipotizza si attesterà ancora su una contrazione nelle emissioni, dello 0,5%.

Al secondo posto in questo settore si trovano gli Stati Uniti, responsabili del 15% delle emissioni totali. Anche qui grazie a un minor impiego di carbone, accompagnato da maggiore consumo di petrolio e gas, le emissioni sono calate del 2,6% l'anno scorso, con previsioni dei riduzione del 1,7% nel 2016.

L'Europa, terzo produttore di Co2, causa il 10% delle emissioni globali e nel 2015 le ha viste crescere dell'1,4%, in controtendenza con le diminuzioni di più lungo termine.

I dati riportati dal Global Carbon Project sembrano essere in linea con gli impegni stabiliti con l'accordo di Parigi anche se in un recente rapporto dell'Unep, si avverte che potrebbe non essere sufficiente limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi. Ma non è l'unico motivo di preoccupazione, infatti "una parte delle emissioni di CO2 vengono assorbite da mare e alberi. Con temperature in rialzo nel 2015 e il 2016, meno Co2 è stata assorbita dagli alberi a causa delle condizioni calde e secche legate all'evento El Niño", ha puntualizzato Le Quéré, "Così il ivello di anidride carbonica nell'atmosfera ha superato le 400 parti per milione (ppm) e continuerà a salire e a  causare il riscaldamento del Pianeta fino a quando le emissioni non verranno ridotte quasi a zero".

di Elis Viettone

giovedì 17 novembre 2016
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