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Dalle città alle banche, ecco le proposte dagli Stati Generali della Green Economy

Conclusa la due giorni di Rimini: oltre 2000 presenze e 80 relatori, nell'ambito di Ecomondo. Oltre alla Relazione sullo stato della green economy, presentato un decalogo per lo sviluppo sostenibile del Paese.

“Rilanciare benessere, qualità ambientale e occupazione grazie a nuovi beni e nuovi servizi: quelli di una green economy”. Con queste parole Edo Ronchi, Presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile, ha chiuso i lavori degli Stati Generali della Green Economy che hanno avuto luogo a Rimini l'8 e il 9 novembre, nell'ambito della 20esima edizione di Ecomondo, la piattaforma tecnologica per la Green e Circular Economy nell´area Euro-Mediterranea.

Così l'appuntamento, che ha visto la partecipazione di 2000 persone, 1.500 utenti per la diretta streaming e circa 80 relatori italiani ed internazionali, è stata l'occasione per il Consiglio Nazionale della green economy, composto da 64 organizzazioni di imprese verdi, per per fare il punto della situazione a livello nazionale e globale e lanciare nuove proposte, come ad esempio quella di elaborare una nuova strategia energetica nazionale in vista dell'attuazione dell’Accordo di Parigi sul clima, oppure utilizzare i 200 trilioni di dollari in mano al sistema bancario mondiale per  investimenti green, o ancora migliorare la rete di infrastrutture per il riciclo dei rifiuti affinché questa arrivi anche nelle zone più arretrate del Paese o, infine, vietare dal 2030 l’immatricolazione di auto a benzina e diesel.

Oltre alla presentazione della Relazione sullo stato della green economy, dove viene proposta una duplice riflessione sulla green economy: in Europa, con una valutazione comparata fra le performance della green economy italiana, la media europea e quella di altre quattro economie del vecchio continente, e a livello internazionale, con un confronto sulla green economy di 80 Paesi, realizzato dal centro di ricerca “Dual Citizen” di Washington DC, si sono svolte cinque sessioni tematiche per presentare alcune proposte in merito a una nuova strategia energetica nazionale dopo la Conferenza sul Clima di Parigi, come già accennato, al pacchetto di direttive sull’economia circolare, al made green in Italy nell’agroalimentare, all’Agenda 2030 ed al reporting non finanziario delle imprese e infine ai green bond e altri strumenti finanziari per una green economy. Tema centrale della seconda giornata è stato invece quello delle città, come luogo fondamentale per attuare la transizione a società ed economie più sostenibili, perché, come sottolinea Ronchi, “nelle città sono concentrati molti problemi, ma vi è anche un potenziale maggiore per lo sviluppo della green economy”.

Inoltre il Consiglio Nazionale agli Stati Generali della Green Economy ha stilato un decalogo green con lo scopo di direzionare un nuovo sviluppo per l'Italia. Eccolo nel dettaglio:

  1. Attuare l’accordo di Parigi sul clima, tagliando le emissioni di gas serra del 50% rispetto al 1990, riducendo i consumi energetici del 40% rispetto alle previsioni, coprendo il 35% del consumo finale lordo di energia con fonti rinnovabili;
  2. Sostenere l’impegno dell’Italia sulll’Agenda 2030 attraverso l’aggiornamento triennale della strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile che contenga come obiettivo chiave quello della green economy;
  3. Sostenere le politiche finanziarie e fiscali in direzione green attraverso politiche pubbliche, il sostegno allo sviluppo dei green bonds e una riforma fiscale ecologica;
  4. Promuovere strumenti di contabilità non finanziaria per indirizzare le imprese alla valorizzazione dei capitale naturale ed estenderla anche a Comuni, Regioni e Stato;
  5. Potenziare gli strumenti per lo sviluppo delle start up green semplificando e velocizzando le procedure
  6. Implementare e diffondere il marchio “made green in Italy” nell’agroalimentare;
  7. Sostenere una rapida definizione e il recepimento del nuovo pacchetto delle direttive europee sulla circular economy per i rifiuti;
  8. Promuovere ed estendere il Green Public Procurement valorizzando le norme del Codice degli appalti attraverso un sistema di monitoraggio che consenta una raccolta dati omogenea;
  9. Riformare i servizi idrici anche per affrontare l’adattamento climatico;
  10. Sviluppare politiche e misure per una mobilità più sostenibile.

 

di Elis Viettone

 

venerdì 11 novembre 2016
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