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Editoriale: d’ora in poi le misure di politica economica devono essere inquadrate nel contesto degli SDGs

L’audizione sulla legge di bilancio ha offerto l’occasione per esporre in Parlamento il punto di vista dell’Alleanza sulle prossime misure di politica economica, da inquadrarsi nell’ottica degli SDGs.

Con l’audizione parlamentare alle Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato svoltasi il 3 novembre, l’Alleanza ha espresso il proprio parere sul disegno di legge di bilancio 2017 e sul bilancio pluriennale 2017-2019. L’invito all’audizione, che ha aperto la serie di audizioni delle parti sociali e delle istituzioni pubbliche, ha confermato l’autorevolezza conseguita dall’ASviS grazie al lavoro svolto in questi nove mesi.

Nel corso dell’audizione ho sottolineato come, benché molte misure possano contribuire ad avvicinare gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile che l’Italia ha sottoscritto all’Onu un anno fa, si avverte la mancanza di un disegno strategico di medio termine in linea con tale principio, in grado di colmare i gravissimi ritardi che ancora affliggono il Paese.

In particolare, vanno nella direzione giusta le misure per: interventi di ristrutturazione edilizia, riqualificazione energetica, riqualificazione antisismica, il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese, gli investimenti degli enti territoriali, immediatamente riconducibili ai Goal 11 (Città e comunità sostenibili) e 13 (Lotta ai cambiamenti climatici); la maggiorazione della deduzione di ammortamenti e il credito d’imposta per ricerca e sviluppo, riconducibili ai Goal 8 (Buona occupazione e crescita economica) e 9 (Innovazione e infrastrutture); le borse di studio, riconducibili al Goal 4 (Istruzione di qualità); la creazione della Fondazione Human Technopole e l’incentivazione della ricerca accademica, riconducibili al Goal 9; il congedo obbligatorio per il padre lavoratore, il buono nido e il rifinanziamento di leggi a favore delle pari opportunità, riconducibili al Goal 5 (Parità di genere); gli interventi per la mobilità sostenibile, riconducibile ai Goal 11 e 13.

Non c’è dubbio, però, che l’insieme delle misure non configuri una strategia immediatamente riconoscibile verso un nuovo modello economico e sociale per l’Italia pienamente sostenibile da tutti i punti di vista, cioè non solo compatibile con le condizioni dell’ambiente, ma anche orientato nettamente alla green economy e al superamento delle enormi disuguaglianze che affliggono il Paese. Una chiara scelta per lo sviluppo sostenibile, infatti, avrebbe orientato diversamente alcune delle misure contenute nel disegno di legge e, soprattutto, finalizzato alcuni degli interventi finanziati verso chiari e verificabili obiettivi di sostenibilità.

Peraltro, il ritardo con cui il Governo sta predisponendo la Strategia di sviluppo sostenibile farà sì che essa sarà disponibile solo dopo l’approvazione della legge di bilancio. Ciò renderà praticamente impossibile finanziare nel corso del 2017 le azioni in essa contenute, se non attraverso i fondi ordinari a disposizione dei diversi Ministeri e delle altre amministrazioni pubbliche. Il rischio, quindi, è che si perdano due anni dei 15 previsti dall’Agenda 2030.

Per questo abbiamo proposto, in primo luogo, che venga creato un ‘Fondo per l’attuazione della Strategia di sviluppo sostenibile’, con una dotazione crescente nel triennio 2017-2019. Questo consentirebbe di avviare subito gli interventi che verranno inseriti nella Strategia che il Governo finalizzerà all’inizio del 2017. Inoltre, nel corso dell’audizione abbiamo avanzato numerose proposte, chiedendo, tra l’altro:

  • che il Parlamento impegni il Governo a presentare entro il primo trimestre 2017 il catalogo degli incentivi dannosi per l’ambiente e il piano per la loro trasformazione in incentivi allo sviluppo sostenibile, previsto dalla legge 231/2015;
  • l’allargamento del Sostegno all’Inclusione Attiva (Sia) per ridurre l’inaccettabile livello di povertà e disagio sociale raggiunto nel nostro Paese, cui vanno destinate risorse ben più consistenti di quelle previste nel disegno di legge;
  • l’inserimento tra le misure per l’Industria 4.0 di interventi a favore della ricerca applicata sulla riciclabilità e riutilizzo delle materie prime più rilevanti per l’economia del nostro Paese;
  • interventi orientati all’estensione delle produzioni e dei consumi “responsabili” fin dalla fase progettuale e all’obbligo per la pubblica amministrazione di acquistare in modo “responsabile”;
  • una maggiore attenzione per interventi a favore dei giovani. Ad esempio, sembrano assenti risorse da destinare alla prosecuzione del programma “Garanzia Giovani”, il quale, invece, va migliorato e reso permanente, superando i limiti e la disomogeneità territoriale che ne hanno caratterizzato i primi due anni di attività;
  • di definire misure orientate all’apprendimento permanente. La promozione lungo tutta la vita di opportunità di apprendimento è un punto debole del sistema italiano, per cui si è raccomandato un maggiore investimento in questo settore;
  • poiché la piena applicazione della legislazione esistente in materia di parità di genere consentirebbe all’Italia di centrare gran parte degli obiettivi sottoscritti, valutare l’appropriatezza dello stanziamento previsto rispetto a quanto richiesto da tali norme;
  • incentivi agli investimenti pubblici a sostegno della biodiversità e della protezione degli ecosistemi;
  • una strategia per lo sviluppo urbano sostenibile sulla quale sia incardinata l’agenda urbana nazionale annunciata dal Governo alla recente conferenza dell’ONU “Habitat III”;

l’accelerazione dell’iter di approvazione della legge sul commercio equo già approvata dalla Camera.
Visto il ruolo strategico dell’Agenda 2030 per i prossimi anni, abbiamo proposto che il Parlamento impegni il Governo a presentare, d’ora in avanti, le diverse misure proposte nei disegni di legge di bilancio all’interno di un quadro sinottico, legandole ai singoli SDGs e Target rilevanti, così da consentire al Parlamento di inquadrare meglio i vari interventi in una strategia di medio-lungo termine. Peraltro, viste le forti somiglianze tra il quadro concettuale dei 17 SDGs e quello disegnato dalle 12 dimensioni del Benessere Equo e Sostenibile (BES) (1), rispetto alle quali la Legge di Bilancio attualmente in discussione dovrà essere valutata a febbraio del 2017, una tale presentazione non solo faciliterebbe il lavoro del Parlamento, ma segnerebbe anche un’importante discontinuità culturale con il passato e porrebbe l’Italia all’avanguardia dei paesi europei e del G7. Non va dimenticato, infatti, che l’Italia è l’unico paese G7 in cui gli indicatori BES/SDGs sono già entrati appieno nel ciclo di programmazione economica e di valutazione delle politiche adottate. Per questo, potrebbe essere interessante che il Parlamento organizzi, nell’ambito della Presidenza italiana del G7, un evento su questo tema, per discutere come promuovere questo approccio alla luce dell’Agenda 2030. 

Il testo completo presentato nel corso dell’Audizione è disponibile sul sito dell’ASviS all’indirizzo

1 -  Su un tale confronto si veda la tavola contenuta nell’Appendice della relazione consegnata all’audizione.


di Enrico Giovannini
Portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile

giovedì 10 novembre 2016
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