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"Le migrazioni sono la più antica azione di contrasto alla povertà": i dati del Dossier Statistico Immigrazione

La relazione del Centro Studi e Ricerche IDOS, in collaborazione con l’Unar, Unione Associazioni Regionali di Roma e del Lazio, con la rivista interreligiosa “Confronti” fotografa la situazione nel 2015 in Italia e nel mondo dal punto di vista sociale, economico, culturale e politico.

Ogni minuto nel mondo 24 persone sono costrette ad abbandonare la propria casa per fuggire dal pericolo di morte o di privazione della libertà o per ovviare ai bisogni primari. E' la stima fornita dall'Unhcr e riportata nel Dossier Statistico Immigrazione  presentato dal Centro Studi e Ricerche IDOS, e in collaborazione con l’Unar, Unione Associazioni Regionali di Roma e del Lazio, con la rivista interreligiosa “Confronti” e con il sostegno del Fondo Otto per Mille delle Chiese metodiste e valdesi. Presentata il 27 ottobre, la relazione, che ha il merito di fotografare la situazione nel 2015 in Italia e nel mondo sotto gli aspetti sociali, economici, culturali e politici, ha lo scopo di “favorire un livello adeguato di consapevolezza dei fenomeni migratori da parte dell’opinione pubblica, tuttora esposta al rischio di chiusure pregiudiziali”, come riportato nell'introduzione.

Il proposito sintetizzato nello slogan “Aiutiamoli a casa loro” è rimasto sulla carta mentre guerre, faide politiche, dittature, persecuzioni, corruzione, dissesti finanziari oltre ai disastri naturali continuano ad essere le cause principali di queste ondate migratorie che hanno visto nel 2015, 244 milioni di migranti partire volontariamente e ben 65,3 milioni spostarsi forzatamente, tra richiedenti asilo, rifugiati e profughi. Numeri da record mai registrati prima, con 21,3 milioni i rifugiati e 3,2 milioni i richiedenti asilo in attesa di una risposta in merito alla propria domanda.

In Italia, secondo l'Istat, si contano 5.026.153 cittadini stranieri residenti nel Paese e 5.202.000 di italiani residenti all’estero, con un aumento nel 2015 di circa 200mila unità rispetto all'anno precedente.
Oltre un milione di persone è sbarcato sulle coste meridionali europee, 850mila in Grecia e 150mila in Italia, con una maggioranza di cittadini siriani, il 49%. Su 23 milioni di abitanti in questo Paese, si contano 250mila morti dal 2011 e milioni di persone costrette ad andarsene: 2,5 milioni di loro si trovano in Turchia e 1 milione in Libano, mentre la Germania ne ha accolto 1 milione nel 2015.

Dal 13 maggio 2015 con l’“Agenda Europea sulle migrazioni” e l’istituzione degli “hotspot” per l’identificazione dei richiedenti asilo si prevedeva la relocation di 160.000 richiedenti asilo in altri Stati membri per alleggerire il peso gravante su Grecia, Ungheria e Italia.

I migranti forzati sono comunque meno degli immigrati stanziali, da alcuni studiosi denominati “i migranti dimenticati”, i quali assicurano contributi sia ai paesi di accoglienza e sia a quelli di origine. Il sostegno ai Paesi di origine viene quantificato tramite le rimesse che nel corso del  2015 hanno raggiunto i 431,6 miliardi di dollari.

Sempre nel 2015 i nuovi nati da genitori entrambi stranieri in Italia sono stati 72.mila. Nel periodo 2011-2065, le previsioni elaborate dall'Istat mostrano una tendenza demografica negativa per 11,5 milioni: 28,5 milioni di nascite a fronte di 40 milioni di decessi, mentre quella migratoria sarà positiva per 12 milioni, con 17,9 milioni di ingressi contro 5,9 milioni di uscite. Da anni la popolazione in Italia è in diminuzione, -130mila persone nel 2015,  mentre per gli stranieri è stato attivo di 12.mila unità, tendenza che peggiorerà, trovando tuttavia un parziale temperamento nei flussi degli immigrati.

Oltre al bilanciamento in questo ambito, secondo lo studio la presenza degli immigrati è positiva anche dal punto di vista previdenziale perché, specie per le pensioni per invalidità, vecchiaia e superstiti contribuisce in materia significativa al gettito contributivo, con 10,9 miliardi di euro nel 2015.

A livello lavorativo gli stranieri presenti in Europa sono stati il 7,3% degli occupati e il 12,5% dei disoccupati, mentre in Italia la percentuale è stata relativamente del 10,5% tra gli e del 15% tra i disoccupati. Importante la presenza della mano d'opera degli immigrati nel settore dell'agricolutra che tra gli italiani incide sull’occupazione in media per il 3,8%, valore che sale al 5,6% tra gli stranieri, quasi 340mila occupati stranieri, un terzo dei circa 900mila lavoratori totali.
Secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’accoglienza di rifugiati e immigrati, in un contesto che ne prevede l’integrazione e la partecipazione alla società ospitante, può contribuire alla ripresa economica, e contrariamente alla percezione comune, l’accoglienza dei nuovi arrivati secondo i dati del ministero dell'Interno pesa sui conti dello Stato in maniera contenuta, pari allo 0,14%, sulla spesa pubblica nazionale complessiva.

Riprendendo il pensiero dell'economista John Kenneth Galbraith: “Le migrazioni sono la più antica azione di contrasto alla povertà, selezionano coloro i quali desiderano maggiormente riscattarsi, sono utili per il Paese che li riceve, aiutano a rompere l’equilibrio di povertà nel Paese di origine: quale perversione dell’animo umano ci impedisce di riconoscere un beneficio tanto ovvio?”

di Elis Viettone

lunedì 31 ottobre 2016
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