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BUONA OCCUPAZIONE E CRESCITA ECONOMICA

Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti

Ci sono 200 milioni di disoccupati nel mondo, di cui 75 milioni sono giovani. In Italia il tasso di disoccupazione giovanile è di poco inferiore al 40% e oltre due milioni di giovani (uno su cinque) non studiano e non lavorano.

L'Italia e il Goal

 Gli obiettivi da raggiungere

L’obiettivo 8 tratta in maniera congiunta i temi dello sviluppo economico e del lavoro, definendo specifici target e fattori di contesto strumentali al perseguimento degli stessi. Ovviamente, esso presenta significativi punti di contatto con molti altri SDGs e appare coerente con buona parte della Strategia "Europa 2020" per una crescita inclusiva, intelligente e sostenibile.

Per quanto riguarda lo sviluppo economico, i target quantitativi riguardano la crescita economica pro-capite (8.1) e la produttività (8.2). Dal punto di vista qualitativo, invece, il tema è declinato in termini di politiche “che supportino le attività produttive, la creazione di lavoro dignitoso, l’imprenditorialità, la creatività e l’innovazione, e favoriscano la formalizzazione e la crescita delle micro, piccole e medie imprese, anche attraverso l’accesso ai servizi finanziari” (8.3) e di decoupling (disaccoppiamento) della crescita economica dal degrado ambientale (8.4).

Per quanto riguarda il lavoro, i target quantitativi tendono alla piena occupazione, alla dignità del lavoro e alla parità di retribuzione per il medesimo lavoro erogato (8.5), nonché alla riduzione del numero di giovani che non studiano e non lavorano - NEET - (8.6). Dal punto di vista qualitativo, invece, si pone l’accento sull’eliminazione delle forme di sfruttamento della forza lavoro (8.7) e sulla protezione dei diritti di tutte le categorie di lavoratori, sia a livello normativo che a livello operativo (8.8).

Elementi di contesto utili a raggiungere le caratteristiche quali-quantitative dello sviluppo economico e dell’occupazione individuate nei precedenti target sono: la promozione del turismo sostenibile (8.9), l’ampliamento dell’accesso ai servizi bancari, assicurativi e finanziari (8.10), l’aumento degli aiuti per il sostegno al commercio per i PVS (8.a), lo sviluppo e l’attuazione degli accordi internazionali in materia di occupazione, giovanile e non (8.b).

La posizione dell’Italia

Come è noto, la dinamica di crescita economica italiana, anche scontando gli effetti della profonda crisi che ha colpito le economie avanzate, è stata negli ultimi decenni particolarmente modesta. L’Italia ha progressivamente maturato un gap significativo nella capacità di crescita del suo sistema produttivo, in particolare rispetto ai principali partner europei, che ha avuto riflessi anche sui livelli di prodotto pro-capite. Negli ultimi 20 anni, il PIL pro-capite italiano è cresciuto in media dello 0,2% in termini reali, a fronte dell’1% fatto registrare dall’UE12. In questo contesto i divari territoriali si sono allargati, con tassi di crescita del PIL pro-capite nelle regioni del Sud significativamente inferiori a quelli registrati nella parte più dinamica del Paese. L’Italia mostra, inoltre, una persistente stagnazione della produttività del lavoro: negli ultimi 20 anni la crescita media annua è stata pari allo 0,3% in termini di PIL per ora lavorata, un valore nettamente inferiore a quello degli altri paesi europei.

Questa modesta dinamica economica ha prodotto la crescita della disoccupazione e della disuguaglianza e ha colpito diverse “fasce deboli” del mercato del lavoro, in particolare donne, giovani e disabili, le quali hanno occupazioni più precarie e atipiche, peggiori contratti e con retribuzioni più basse (secondo il gender pay gap, alle donne è riconosciuto mediamente il 77% del salario maschile). Per quanto riguarda il contesto occupazionale in cui vivono i giovani, ci troviamo davanti ad uno scenario altamente drammatico, nonostante l’aumento dell’autoimprenditorialità giovanile. In relazione al target 8.6 e 8b si evidenzia un forte aumento dei NEET (18-29 anni) a partire dal 2007. Inoltre, il reddito pro-capite degli under34 è fortemente diminuito rispetto alla fascia di età 55-64 anni, mentre è aumentato il rischio di povertà.

Anche la fascia di lavoratori 60-64 anni risulta essere a rischio, ma per ragioni completamente diverse da quelle dei giovani e delle donne. Gli ultimi dati INAIL mostrano meno infortuni sul lavoro (632.665 unità nel 2015, oltre 658mila nel 2014), ma un aumento delle morti sul lavoro: 1.172, con una variazione pari a +16,1% rispetto al 2014. Anche le malattie professionali risultano in aumento, con 58.998 denunce (+2,6% rispetto al 2014).

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