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ACQUA PULITA E SERVIZI IGIENICO-SANITARI

Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell'acqua e delle strutture igienico-sanitarie

Il 40% della popolazione mondiale soffre di scarsità d'acqua. L’Italia è il terzo importatore netto, dopo Giappone e Messico, di acqua virtuale (“incorporata” nei beni) da noi.

L'Italia e il Goal

Gli obiettivi da raggiungere

L’acqua è fondamentale per la presenza e l’evoluzione della vita sulla Terra e per l’esistenza degli esseri umani. Il ciclo idrico costituisce un elemento fondamentale per tutte le società umane. Un’ampia serie di fattori antropici, dal riscaldamento della superficie terrestre (dovuto all’aumento dei gas che incrementano l’effetto serra naturale) alle diffuse pratiche di modificazione dell’uso dei suoli, all’ingegnerizzazione dei letti fluviali, alla continua crescita dell’irrigazione e degli altri consumi idrici (si stima ormai che oltre il 25% dei bacini fluviali a livello mondiale si prosciughi prima di raggiungere gli oceani), alla continua scomparsa degli habitat acquatici, ai numerosi e pervasivi fenomeni di inquinamento, influenzano profondamente il sistema idrico globale. Ne conseguono il declino della biodiversità e il degrado degli ecosistemi, l'aumento del tasso di estinzione, mentre sono sempre più a rischio ambienti fondamentali per l’idrosfera come le foreste tropicali, le zone umide e numerosi bacini fluviali e lacustri. L’alterazione del ciclo idrico globale influisce, a sua volta, sulla biodiversità, sull’alimentazione umana, sulla salute e la funzionalità degli ecosistemi.

Quasi 5,6 miliardi di persone vivono in aree che si trovano a livelli elevati di rischio per la sicurezza dell’approvvigionamento idrico e per lo stato di salute della biodiversità degli ambienti di acque dolci. Come indicato anche dalla Direttiva Quadro Acque dell’Unione Europea (2000/60/CE) è fondamentale ripristinare il Good Environmental Status (GES) dell’acqua, elemento fondamentale anche per la salute, il benessere e la qualità della vita umana. L’acqua pulita e accessibile a tutti è un elemento essenziale del mondo in cui vogliamo vivere. Tuttavia, a causa di un’economia squilibrata e di infrastrutture cattive o carenti, ogni anno milioni di persone, la maggior parte dei quali bambini, muoiono per malattie associate alla fornitura di acqua insufficiente e servizi igienici inadeguati.

Tali fenomeni producono un impatto negativo sulla sicurezza alimentare e sanitaria, sulle scelte di sostentamento e sulle opportunità educative per le famiglie povere di tutto il mondo. La siccità affligge alcuni dei paesi più poveri del mondo, aggravando la fame e la malnutrizione. In alcune zone d'Italia, specialmente nel Mezzogiorno e con maggiore intensità in Sicilia, il fenomeno della scarsità d'acqua è presente da decenni. Questo fenomeno ormai storico non solo rappresenta un danno per la qualità della vita e va a detrimento del benessere delle popolazioni locali, ma rappresenta anche sotto il profilo economico un dispendio di risorse sia per le persone che per le casse pubbliche, giacché la cittadinanza va rifornita in maniera alternativa e più costosa.

La posizione dell'Italia

Di fatto l’Italia è pressoché già in linea con i target 6.1 (accesso universale all’acqua potabile) e 6.2 (accesso universale ai servizi igienici). Dall’ultimo censimento delle acque (2012) risulta che solo lo 0,2% della popolazione non è servita da una rete idrica, ma attinge comunque acqua da pozzi privati. Va però evidenziato il fatto che circa il 10% della popolazione non ritiene a tutti gli effetti potabile l’acqua del rubinetto: ciò comporta il ricorso all’acquisto dell’acqua in bottiglia, il che incide sulla produzione di rifiuti, sui trasporti, su maggiori emissioni e consumo di risorse (target 12.2, 12.5), oltre che a determinare costi più elevati per le famiglie.

Nel 2012 lo 0,5% della popolazione non aveva accesso a servizi fognari, anche se la mancanza totale di servizi riguarda fasce marginali della popolazione, le quali devono essere oggetto di misure d’inclusione e protezione sociale (target 1.3) o atte a rispondere al disagio abitativo (target 11.1).

Per ciò che concerne la gestione degli scarichi inquinanti e la depurazione delle acque (target 6.3), la percentuale di abitanti equivalenti civili serviti e sottoposti a trattamento almeno secondario supera nel 2012 il 45% del potenziale generato (AETU). La massima capacità depurativa si registra negli impianti residenti nel Nord-ovest, in grado di assorbire il 61,5% di tutto il carico potenzialmente generabile all’interno della propria ripartizione. Il meno efficace risulta, invece, il sistema depurativo delle Isole, che garantisce un trattamento secondario o avanzato limitatamente al 46,0% del suo potenziale generato.

In relazione all’uso efficiente delle risorse idriche in tutti i settori produttivi (target 6.4), fortemente connessi agli aspetti della produzione agricola sostenibile, all’energia, alla produzione e consumi sostenibili e alla qualità e resilienza delle infrastrutture, si evidenziano risultati negativi, con una dispersione (anno 2012) pari al 37,4% dei volumi immessi in rete, in netto peggioramento rispetto al 2008 (quando erano il 32,1%).

Come riporta la Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA), il buono stato degli ecosistemi acquatici richiesto dalla Direttiva quadro 2000/60/CE in coerenza con la protezione e il ripristino al 2020 richiesti dal  target 6.6 si consegue riducendo o annullando le pressioni antropiche, dunque intervenendo in particolare sulla riduzione alla fonte dell’inquinamento (agricoltura sostenibile nei target del Goal 2), riduzione dei reflui inquinanti (target 6.3), con l’approccio ecosistemico (Goal 15) e con le pratiche che ne riducono il fabbisogno (target 6.4 e pratiche agronomiche sostenibili del Goal 2). Secondo l’indagine svolta dall’AEA nel 2012iv, l’Italia risulta avere una percentuale di circa il 50% dei fiumi in uno stato ecologico “buono” o “alto” e meno del 20% in stato ecologico “cattivo” o “povero”. Le pressioni da fonti inquinanti si attestano comunque al 50%. Inoltre, lo scarso livello qualitativo delle risorse idriche disponibili si traduce in costi molto elevati dei trattamenti necessari per la potabilizzazione, che nel 2012 hanno riguardato il 30,6% dell’acqua prelevata.

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