per dare un futuro alla vita   
e valore al futuro

ISTRUZIONE DI QUALITA' PER TUTTI

Assicurare un’istruzione di qualità, equa ed inclusiva, e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti

Nel mondo 57 milioni di bambini non hanno accesso all’istruzione primaria. In Italia il 15% dei giovani abbandona precocemente gli studi

L'Italia e il Goal

Gli obiettivi da raggiungere

All’interno della complessa architettura degli SDGs le numerose interconnessioni tra i diversi obiettivi conferiscono al Goal dedicato all’educazione una evidente centralità. Un soddisfacente livello di istruzione si associa, di norma, a un minor rischio di povertà (obiettivo 1), ad un’alimentazione più sana (obiettivo 2), ad una più elevata speranza di vita (obiettivo 3), ad una maggiore sensibilità nei confronti delle tematiche ambientali, e così via. Il quarto obiettivo rappresenta, quindi, una precondizione necessaria (ma non sufficiente) per il conseguimento dell’insieme delle mete previste dall’Agenda 2030.

In primo luogo, i paesi si sono impegnati ad assicurare, entro il 2030, a tutte le loro giovani generazioni un’istruzione di qualità, equa ed inclusiva, e a promuovere lungo tutta la vita opportunità di apprendimento. I vari target, sebbene formulati per una platea universale, appaiono largamente adeguati al caso italiano, anche tenuto conto della loro consonanza con gli impegni assunti dall’Italia in sede europea, quali la riduzione degli abbandoni scolastici al di sotto del 10%, l’aumento al 40% della quota di 30-34enni laureati, un’elevata quota di bambini frequentanti le scuole dell’infanzia e di adulti in formazione, nonché elevati livelli di competenze in lettura e matematica.

L’articolazione dei target fa emergere alcune caratteristiche qualificanti di questo obiettivo: nessuno risulta escluso dalla sfida educativa, la quale non riguarda solo aspetti formali (conse- guimento di titoli), ma chiama in causa i risultati sostanziali dei processi educativi (apprendimenti efficaci, competenze spendibili ecc). Inoltre, vi è una forte enfasi sull’equità e l’inclusione, al punto che il campo educativo si presenta come il luogo privilegiato di contrasto alle disuguaglianze, in quanto consente di prevenirle con largo anticipo (sin dall’early education), di fronteggiarle sul nascere (con la lotta alla dispersione) e di fornire le migliori assicurazioni contro i rischi di esclusione, anche sul lungo periodo (grazie alla costruzione di competenze).

Infine, va sottolineata l’enfasi sulle inderogabili responsabilità di solidarietà internazionale, con tre diverse “leve” da rafforzare: l’educazione alla cittadinanza globale, le borse di studio per gli studenti stranieri, la cooperazione nella formazione iniziale e in itinere degli insegnanti di paesi in via di sviluppo.

La posizione dell’Italia

Data l’articolazione plurale del quarto obiettivo, il monitoraggio dei progressi in campo educativo richiederà la mobilitazione di ingenti risorse statistiche, in parte già esistenti, in parte da costruire ad hoc.

Un primo set di indicatori riguarda l’accesso e la partecipazione alle attività di istruzione e di formazione. In questo campo gli ultimi decenni hanno visto innegabili progressi: dai percorsi scolastici e universitari escono generazioni sempre più istruite, diminuiscono le uscite precoci dal sistema, aumenta (seppur lentamente) la partecipazione degli adulti ad attività di lifelong learning. D’altra parte, gli stessi indicatori descrivono una rincorsa italiana verso medie europee che nel frattempo hanno continuato a crescere. Infatti, i progressi degli ultimi 15 anni sono serviti all’Italia per colmare i ritardi che aveva accumulato alla fine del secolo scorso, ma rimane ancora tutta da percorrere la nuova strada fatta, nel frattempo, dai partner europei. In assenza di radicali mutamenti nei ritmi e nei meccanismi nazionali di creazione del capitale umano, quindi, le attuali medie europee offrono un’indicazione di massima circa i risultati che saranno realisticamente raggiunti dell’Italia nel 2030.

A questi indicatori andranno affiancate informazioni relative all’effettiva qualità degli apprendimenti e alla robustezza delle competenze possedute. In questo campo la fonte più indicata per un monitoraggio periodico e per comparazioni internazionali è la rilevazione PISA dell’OCSE. A fine anno verranno diffusi i dati relativi al 2015, ma le rilevazioni relative al 2012 mostrano che un quindicenne italiano scolarizzato su cinque non capisce quel che legge, mentre uno su quattro va in crisi di fronte a un problema elementare di matematica.

Sul versante della solidarietà internazionale le fonti disponibili, in particolare sulle implicazioni educative degli aiuti pubblici italiani allo sviluppo, sono parziali. I dati OCSE segnalano una relativa modestia degli aiuti bilaterali da parte dell’Italia (0,2% del Pil), con una quota destinata a progetti educativi (7% circa del totale) inferiore a quella di altri paesi donatori, quali Germania o Francia.

Aderenti

Licenza Creative Commons
This work is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale