per dare un futuro alla vita   
e valore al futuro

SALUTE E BENESSERE

Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età

La salute è segnata da profonde differenze territoriali: in Africa la speranza di vita alla nascita è di 60 anni contro i 76.8 anni dell'Europa (WHO, 2015). In Italia, a fronte di un valore nazionale di 82.3 anni (Istat, 2015), nella Provincia Autonoma di Trento si vive quasi tre anni in più che in Campania. 

 

L'Italia e il Goal

Gli obiettivi da raggiungere

La buona salute rappresenta un fattore determinante per la qualità della vita delle persone e del benessere delle collettività. 

Come avviene per altri SDGs, l’obiettivo 3 assume un carattere di trasversalità, con forti interconnessioni con altri sette SDGs, i quali possono influenzare o essere influenzati dalle condizioni di salute, sia a livello individuale che collettivo. Le relazioni sono particolarmente forti con gli obiettivi che mirano al miglioramento delle condizioni socio-economiche (1 - sconfiggere la povertà; 4 - istruzione di qualità;  8 - buona occupazione e crescita economica; 10 - ridurre le diseguaglianze) e influenzano le condizioni di salute, creando differenziali a volte molto ampi. Significative sono anche le connessioni con gli obiettivi indirizzati al miglioramento delle condizioni socio-ambientali (11 - città e comunità sostenibili; 12 - consumo responsabile), all’innovazione tecnologica e all’aumento dell’efficienza delle diverse strutture, quali quelle sanitarie e socio-assistenziali (9 - innovazione e infrastrutture).

I target dell’obiettivo 3 affrontano temi quali: la salute riproduttiva (mortalità neonatale, mortalità materna e servizi di assistenza per la pianificazione famigliare); le malattie (trasmissibili e non) e la salute mentale; i rischi di morte legati agli incidenti stradali e all’inquinamento; la prevenzione e il trattamento di abuso da sostanze; la copertura sanitaria e l’accesso ai servizi sanitari; la cooperazione allo sviluppo.

Molti dei target concordati per questo obiettivo si riferiscono ai rischi e alle condizioni sanitarie di popolazioni nelle prime fasi della transizione sanitaria, dove la mortalità è ancora molto alta, e sono poco rilevanti per il caso italiano. Ad esempio, i target 3.1 (tasso di mortalità materna), 3.2 (tasso di mortalità sotto i 5 anni di età e tasso di mortalità neonatale), 3.3 (assenza di epidemie in atto), 3.7 (accesso agli strumenti di pianificazione familiare e fecondità delle adolescenti) sono ampiamente acquisiti, mentre i target 3b, 3c e 3d sono rivolti ai paesi in via di sviluppo e riguardano la cooperazione internazionale.

Le tematiche particolarmente significative per il contesto italiano riguardano, invece, i  rischi derivanti da varie tipologie di comportamento, come i target 3.5 (relativo al consumo di alcol e tabacco), 3.6 (rischi di morte per incidenti stradali) e 3.9 (rischi di morte legati all’inquinamento). Poiché il nostro Paese è tra quelli maggiormente influenzati dal fenomeno dell’invecchiamento della popolazione (e le previsioni indicano che nel 2045 la quota degli over65 è destinata a raggiungere il 32,5%, rispetto all’attuale 22%), molto importanti sono i target 3.4, orientato alla prevenzione e la cura delle malattie croniche, e 3.8, relativo alla copertura sanitaria universale e l'accesso ai servizi.

La posizione dell’Italia

L’Italia vanta un livello di speranza di vita alla nascita tra i più alti in Europa: secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2014 era infatti, pari a 83,2 anni, contro una media europea di circa 81 anni e una relativa all’area euro di 82,1 anni. 

Con riferimento alla salute mentale dei cittadini, l’Italia presenta uno dei tassi di suicidi più bassi dell’UE, nonostante l’aumento registrato tra gli uomini durante la recente recessione. Inferiore alla media europea sono anche il tasso di mortalità sotto i 65 anni per malattie croniche e la diffusione di comportamenti nocivi alla salute legati all’abuso di sostanze. Sia per il fumo sia per l’alcol la diffusione in Italia è tra le più basse in Europa ed è in riduzione. Peraltro, l’Italia dispone di un Piano nazionale della prevenzione (Pnp) 2014-2018 per prevenire la dipendenza da sostanze e comportamenti pericolosi, intervenendo con un approccio educativo e con la promozione della salute. Relativamente ai danni derivanti da incidenti stradali, i decessi in Italia si sono ridotti del 42% nel periodo 2001-2010 e del 16,9% nel 2010-2015, anche se il tasso di mortalità continua ad essere più elevato rispetto alla media europea (56,3% e 52%, rispettivamente). Il nostro paese ha adottato il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale Orizzonte 2020, il cui obiettivo generale (fissato a livello UE) è il dimezzamento dei decessi sulle strade per il decennio 2011-2020. Tuttavia, l’obiettivo risulta alquanto impegnativo se si considera che tra il 2010 e il 2015 la riduzione media annua del numero di vittime su strada è stata del 3,6% nell’UE e del 3,5% in Italia, ben al di sotto di quella necessaria per raggiungere l’obiettivo (-6,7%). Di conseguenza, per rispettare il target fissato, nel periodo 2016-2020 il numero di morti sulle strade dell’Unione Europea dovrebbe ridursi del 9,7% all’anno (ETSC, 2016). I dati relativi al 2015 mostrano, però, che i decessi sono tornati ad aumentare per la prima volta dopo quindici anni sia in Italia (+1,1%) che in Europa (+1,3%), a causa soprattutto della guida distratta, del mancato rispetto delle regole di sicurezza e precedenza e della velocità troppo elevata (figura 1).

Tra gli stili di vita che costituiscono rischi per la salute non devono essere trascurati quelli legati alle abitudini alimentari e all’esercizio fisico. Relativamente ad alcol e fumo, pur in un quadro relativamente favorevole, si sta diffondendo l’uso occasionale, ma non per questo meno nocivo, di bevande alcoliche (33,4% per i maschi e 25,5% per le femmine, nella fascia 14-17 anni) e ancora troppo elevata è la diffusione del fumo (22% di fumatori tra gli uomini e il 14% delle donne tra i 15 e i 24 anni). La sedentarietà in aumento (che toccava il 41,2% della popolazione nel 2005), il basso consumo di frutta e verdura (in diminuzione dal 18,4% del 2005 al 18,1% del 2014) e il sovrappeso e l'obesità (complessivamente pari al 44,6% nel 2014) indicano evidenti criticità, con un persistente svantaggio al Mezzogiorno. Il recente annuncio di un maggiore impegno nella lotta contro la dipendenza da gioco, con l’eliminazione delle slot machine nei bar e tabaccherie, segnala anche la preoccupazione per l’aumento del fenomeno del gioco d’azzardo patologico (GAP).

Tra i punti di forza dell’Italia c’è la copertura sanitaria  universale del SSN e la sua efficacia ed efficienza dimostrata dagli indicatori sui livelli complessivi di appropriatezza del SSN, che si rivelano tra i migliori a livello internazionale. Nonostante importanti strumenti per favorire una maggiore armonia delle politiche regionali (Programma Nazionale Esiti, l’Osservatorio delle Buone Pratiche istituito da AGENAS, il Portale per la trasparenza dei servizi sanitari, ecc.), le disuguaglianze territoriali, alcune carenze nel coordinamento delle politiche e una non ancora sufficiente e omogenea presa in carico delle problematiche sanitarie e assistenziali legate all’invecchiamento della popolazione rappresentano debolezze del nostro Paese (figura 2).

Persistono, inoltre, le difficoltà da parte della sanità pubblica a condurre una efficace azione di prevenzione e cura delle malattie croniche (carenza particolarmente rilevante per gli anziani), a contrastare la possibile riduzione dei livelli effettivi di servizio e della specializzazione del personale sanitario, a seguito del blocco del turnover, e a prevenire la possibile rinuncia alla cura e alla diagnostica preventiva da parte di una significativa fascia di popolazione a basso reddito.

Tutti questi problemi sono legati alla diversa efficienza delle strutture sanitarie e alla continua riduzione della capacità di spesa del sistema. Non a caso, la percentuale di bisogni insoddisfatti per problemi economici in base a quintili di reddito, oltre a registrare un aumento nel corso del tempo, è molto più elevata in Italia rispetto alla media europea: nel 2014, per la popolazione più povera si registra un 13,3% di bisogni insoddisfatti in Italia (5,1% nell’UE), mentre per quella più ricca la percentuale è dell’1,5% (0,8% nell’UE).

Un’ultima carenza italiana riguarda l’esposizione della popolazione urbana ai particolati (concentrato soprattutto nel Nord) e all’inquinamento da ozono (in particolare al Sud e nelle aree rurali). Sebbene l’Italia abbia ridotto nel tempo tale esposizione, il nostro Paese continua a caratterizzarsi (anche a causa della mancanza di una strategia nazionale) per tassi tra i più alti rispetto a quelli rilevati nei paesi europei e nelle grandi economie industriali dell’Europa occidentale, nonché per l’inadempienza rispetto ai valori limite fissati dalla normativa comunitaria. Basti ricordare che, con la sentenza 19 dicembre 2012 (C-68/11), la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia per il superamento dei valori limite delle concentrazioni di PM10 fissati dalla Direttiva 1999/30/CE avvenuto in 55 zone negli anni 2006 e 2007. Inoltre, tra il 2008 e il 2012, l’Italia non ha rispettato in 19 zone e agglomerati i valori limite giornalieri e annuali stabiliti dalla Direttiva 2008/50/CE, tant’è vero che nel 2014 la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese.

 

Aderenti

Licenza Creative Commons
This work is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale