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Contro i cambiamenti climatici con energia positiva: il ruolo delle comunità

di Clementina Taliento, Kyoto Club

L’efficienza energetica sarà uno dei principali temi del prossimo Assestment Report dell’Intergovernamental Panel on Climate Change, l’ente per cui Lučka Kajfež Bogataj, la climatologa intervistata, opera e per il quale nel 2007 ha ritirato il Premio Nobel per la Pace.

“L’efficienza energetica è un concetto legato alle nostre abitudini e percezioni, per questo è fondamentale che su questo tema ci sia una corretta informazione e un coinvolgimento diretto delle comunità e delle persone”. Lo ha affermato Lučka Kajfež Bogataj, climatologa slovena e ricercatrice dell’IPCC in visita a Roma lo scorso gennaio per il MED “COMPOSE” - Rural communities engaged with positive energy (Comunità rurali impegnate con energia positiva), organizzato da Kyoto Club, partner per l’Italia.

“Quando pensiamo all’efficienza e al risparmio energetico – ha continuato la climatologa - comunemente la prima cosa che ci viene da pensare è che dovremmo abituarci a spegnere qualche luce in più. Eppure se prendiamo in considerazione il consumo elettrico medio per cittadino UE, circa 125 kWh/giorno (Fonte EEA e UN Department of Economics and Social Affairs), la parte legata all’illuminazione è pari solo al 4 kWh. Si tratta di una percentuale minima sul totale dell’energia che ognuno di noi utilizza”.

L’efficienza energetica, ma anche l’adattamento ai cambiamenti climatici, saranno i temi del prossimo Assestment Report dell’IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change), l’ente per cui Lučka Kajfež Bogataj opera e in rappresentanza del quale nel 2007 ha ritirato il Premio Nobel per la Pace.

“Sensibilizzare le comunità, con progetti pilota a livello locale, promuovendo l’utilizzo delle fonti rinnovabili ed efficienza energetica” è il tema centrale del progetto COMPOSE ed è su questi temi che si è focalizzato il contributo romano della ricercatrice dell’IPCC (vedi la presentazione in pdf).

Sul tema dell’adattamento ha insistito molto la ricercatrice. È sempre più urgente imparare ad adattarsi ai cambiamenti climatici e significa puntare sullo sviluppo delle nuove tecnologie, impegnandosi con energia positiva.

Per adattarsi ai cambiamenti climatici, già in atto sui nostri territori, serve un intervento lungimirante rappresentato dall’utilizzo delle rinnovabili, insieme a una conoscenza approfondita dell’energy mix. Ed è su questo argomento specifico che ha insistito, citando un esempio che ci fa comprendere come esistano moltissimi dati nazionali nei vari database di ogni singolo paese e scarsi dati locali, così come - citando sempre uno degli esempi che ha fatto – ci sia la convinzione che i paesi del nord Europa siano più green di quelli del Sud (convinzione non confermata dai dati).

Nel grafico, qui sotto (fonte Eurostat), si evidenzia come i Paesi del Nord (Regno Unito, Paesi Bassi, Lussemburgo, Belgio, Irlanda e la stessa Germania) abbiano una percentuale di rinnovabili inferiore a quella di alcuni Paesi del Sud (Croazia, Portogallo, Romania).

Fondamentale è poi l’integrazione delle fonti rinnovabili con un determinato territorio.

La climatologa ha provocatoriamente spiegato che ci sono lobby locali che scelgono delle fonti di energia rinnovabile poco adatte a un determinato territorio e che portano alla realizzazione di strutture con un pesante impatto ambientale e di visual pollution.

La promozione di azioni a tutti i livelli-locali e globali-per combattere il cambiamento climatico è uno degli obiettivi Onu di sviluppo sostenibile (obiettivo 13: Agire per il clima).

L’intervento conclusivo della climatologa si è concentrato sui cambiamenti climatici che “avranno un forte impatto sulla disponibilità delle fonti rinnovabili e sul potenziale locale”, ha detto Kajfež Bogataj spiegando infine come quello del climate change sia un problema ancora sottovalutato e che la ricerca scientifica sia ancora scarsa, per non parlare dell’informazione su questi temi. Bisogna informare meglio le persone, coinvolgendo le comunità perché sono loro ad avere un ruolo fondamente per affrontare al meglio la sfida del clima.

Le nostre città avranno un ruolo sempre più importante sul fronte dell’adattamento ai cambiamenti climatici perché subiranno maggiormente i danni legati al climate change (siccità, ondate di calore, innalzamento del livello dei mari, ecc.).

I cambiamenti climatici hanno conseguenze su ogni singolo aspetto della nostra vita, provocano infatti maggiore frequenza, e intensità, delle precipitazioni in molte zone d’Europa, portando ad alluvioni sempre più frequenti e gravi, insieme alla distruzione di abitazioni e – nelle zone più a rischio – al danneggiamento delle infrastrutture (pensiamo alle infrastrutture energetiche e dei trasporti). Ci sono poi zone in cui si registra un aumento delle temperature e una riduzione delle precipitazioni che determina periodi di elevata siccità, specialmente nell’Europa meridionale. Le ondate di calore, sempre più aggressive nelle nostre metropoli, provocano inoltre gravi danni alla salute umana.

Le nostre città, già colpite da problemi ambientali noti come l’inquinamento atmosferico, problema amplificato dall’aumento delle temperature, dovranno quindi affrontare tale sfida. Essa si potrà fronteggiare migliorando, per esempio, l’isolamento di un edificio che non significa limitare il suo consumo energetico, ma vuol dire rendere un edificio pronto a superare le criticità che derivano dalle problematiche appena citate: progettare tetti verdi per il raffrescamento estivo, trovare soluzioni come la piantumazione di alberi che aumentino l’ombreggiatura sui nostri edifici, ricorrere al recupero delle acque reflue nei nostri condomini, ecc.

Città resilienti, quindi, vale a dire smart cities capaci di trovare soluzioni, anche tecnologiche e innovative, che permettano di vivere meglio adattandosi al cambiamento del territorio in seguito al mutamento del nostro clima.

Come suddetto, su questo tema si concentrerà il prossimo Special Report dell’IPCC (previsto per il 2018) in cui si dimostreranno le differenze, in termini di cambiamenti climatici, tra un incremento di 2 °C e di 1,5 °C delle temperature globali.

Efficiency first, quindi, come recitano i documenti della Commissione europea, perché conviene a tutti, aumenta la sicurezza energetica dei paesi, riduce le bollette delle famiglie e delle imprese, fa calare le emissioni climalteranti. Perché i margini di intervento nel campo dell’efficienza energetica sono molteplici e le potenzialità ampie e diversificate: dalla mobilità all’illuminazione, dall’edilizia ai processi industriali.

Servono indubbiamente più azioni a livello locale, e un’adeguata informazione su questi temi, ma abbiamo anche bisogno di politiche nazionali ed europee più ambiziose e di una transizione verso un’economia decarbonizzata, tema su cui si è discusso al convegno annuale di Kyoto Club "La strategia dell’Unione europea per l’economia circolare e la decarbonizzazione" lo scorso 16 febbraio a Roma. Evento in cui l’Associazione ha sottolineato come solo abbandonando un modello economico lineare, e consentendo una riduzione della dipendenza dalle importazioni di energia e materie prime, aumentando e limitando gli squilibri ambientali e climatici, si possa diventare protagonista di una transizione verso un’economia decarbonizzata.


giovedì 2 marzo 2017

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